Enrica Bonaccorti ogni mattina beve la propria piscia. Si sa. Lo ha detto lei pubblicamente.
Da questo si capiscono molte cose.
Era un lunedì mattina e io ero in Corso Buenos Aires tra una bancarella di pachistani e un gazebo di Lega Lombarda che bestemmiavo amabilmente Gesù perché mi era scesa la catena della bici, in mezzo alla strada, in mezzo al traffico, in mezzo a due corsie.
Arriva lei: “Sei tu! Sì, sì, sei tu, drogato comunista che hai fatto questo al mio cane” – indicando il culo del suo cane.
Io non capisco di cosa stia parlando, e sul momento pensavo che fosse una delle migliaia di vecchiette psicopatiche che girano libere a Milano insultando chiunque e qualunque cosa. Poi noto effettivamente una strana malformazione ai genitali del povero animale: aveva il proprio cazzo in culo.
Allora, con le vene gonfie, aggiunge: “Per colpa tua adesso Nerkio si caga nel cazzo e si piscia in culo!!! Ma non avete nient’altro da fare VOIALTRI giovani che fare i vandali drogati?”
Io: “Signora Bonaccorti, le assicuro che ho smesso di fare questo da tempo, anche perché io lo facevo da bambino alle marmotte… in Toscana… me l’aveva insegnato mio nonno… sa, infilare il cazzo di una marmotta nel culo della medesima è un’arte!” le spiego entusiasta.
Se ne va borbottando che aveva appena iniziato a bersi la piscia di Nerkio, e ora non può più.
Glielo consigliava il veterinario.
Lo fanno anche in Birmania.
domenica 18 maggio 2008
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