Eros Ramazzotti non è omosessuale.
È solo che è brutto, ma tutti lo credono bello.
È solo che è uno sfigato, ma tutti lo credono figo.
Quando da quattordicenni di periferia, andavamo a taccheggiare e scippare, lui mi diceva che sapeva come truccare il SI e il CIAO, e soprattutto che aveva trovato il modo per cambiare i cerchioni senza staccare le ruote.
Si vantava spesso di questa cosa.
Una sera, stava appunto facendo il figo su sta cosa, mentre rientra mio padre dal lavoro.
Metalmeccanico.
Semianalfabeta.
115 Kili di muscoli.
Ubriaco.
Di solito con molta calma accompagnava i miei amici all’uscita, e mi picchiava come un fabbro.
Mi gonfiava come un gommone.
Ma quel giorno andò diversamente.
Sentì tutto quello che stava dicendo Eros. E poi gli chiese: “Come ti chiami figliolo?” – sembrava John Wayne.
“Eros Ramazzotti” lui rispose stratrankilo.
Mio padre prima sbiancò come un cadavere, poi improvvisamente andò sul violaceo cianotico. Non riusciva a connettere come un nome da frocio potesse stare assieme all’amaro che bevevo lui.
“Vieni con me, figliolo” – gli disse.
E lo portò via.
Eros Ramazzotti fu ritrovato dopo 8 anni in un seminterrato di una villetta nei sobborghi di Dusseldorf.
Ancora vivo.
Quell’anno vinse Sanremo. Ma questa è un’altra storia.
Mio padre fu condannato alla pena di morte dal tribunale dell’AIA. È a Guantanamo che attende l’esecuzione. Fino a che Eros non vinse Sanremo, lui si dichiarò innocente.
Poi si pentì di non averlo dato in pasto ai BARRACUDA.
Ora che ci penso, un po’ dispiace anche a me.
Mio padre è morto per una giusta causa.
domenica 18 maggio 2008
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